Fisiatri digitali, ecco le slide aggiornate

Venerdì 24 e sabato 25 febbraio 2017 alla Domus Australia di Roma ho tenuto due corsi per la Simfer, la Società italiana di Medicina fisica e riabilitativa (www.simfer.it). Il titolo: “Strategie digitali per medici fisiatri”.

 

I fisiatri, ne sono sempre più convinto, sono dei medici naturalmente “social”, per loro natura al centro di una rete di relazioni professionali e umane. Un bravo fisiatra non è solo un medico competente, ma anche una persona che sa gestire le relazioni attraverso la comunicazione. Di qui l’idea di suggerire non solo l’uso almeno basilare di alcuni strumenti, dai blog a Facebook, da Linkedin a Youtube, ma anche un metodo, una filosofia di approccio al digitale non “copia-incollata” da qualche altra parte, ma tagliata su misura di questi professionisti.

 

Il corso del 24 febbraio era rivolto ai coordinatori delle Sezioni Simfer, quello analogo del 25 ai componenti del consiglio di presidenza Simfer, probiviri Simfer, revisori Simfer e membri della segreteria nazionale Simmfir, il Sindacato italiano dei Medici di Medicina fisica e riabilitativa (www.simmfir.it).

 

Entrambe le giornate sono state presentate dal presidente Simfer Paolo Boldrini, che ha sottolineato l’importanza per i fisiatri italiani di comunicare in tre direzioni: al proprio interno, alle istituzioni e alla società civile. «La questione», ha sottolineato Boldrini, «non è se il professionista sanitario debba conoscere ed utilizzare le tecnologie digitali, ma come saperle gestire al meglio a beneficio della propria attività e come tutelarsi da un loro uso improprio o addirittura dannoso».

 

Una prospettiva assolutamente condivisibile, perché, come ho ricordato durante il corso, «in natura il vuoto non esiste». E il mondo digitale non fa eccezione, anzi. Se non sai gestire in modo appropriato il tuo orticello digitale, sarà ben presto ricoperto da erbacce virtuali, che non fanno minori danni di quelle reali.

 

I contenuti dei due corsi riprendevano per sommi capi quelli dell’analogo corso tenuto il primo ottobre 2016 a Preganziol (Treviso), rivolto ai redattori del sito internet e delle riviste societarie Simfer. Nel frattempo però il mondo digitale ha conosciuto un gran numero di cambiamenti. Facebook ad esempio ha continuato ad evolversi sotto tanti aspetti e Linkedin ha cambiato radicalmente (proprio nei giorni immediatamente precedenti il corso) il proprio look – e non solo quello.

 

Inoltre avevo la necessità di correggere qualche refuso, aggiungere dei video, integrare alcuni nuovi contenuti e ridurre lo spazio per altri che si erano dimostrati non così importanti. Ecco perché qui di seguito trovate le nuove slide del corso in formato .pdf (quelle originali con le animazioni sono in Powerpoint).

 

Lascio volentieri questo materiale a disposizione dei partecipanti dei due corsi, ma anche agli altri fisiatri e a tutti coloro a cui potessero interessare, con l’unica preghiera di citare la fonte nel caso ne riprendessero i contenuti. La Simfer comunque ha già stabilito che nel 2017 verranno organizzate altre tre edizioni del corso destinate ai componenti delle segreterie dei Gruppi regionali, in sedi diverse al Nord, Centro e Sud.

 

Dopo questa prima serie di eventi inoltre, ha ricordato sempre Paolo Boldrini, «potranno essere organizzate ulteriori edizioni, con adattamenti del programma in base a richieste ed esigenze di realtà locali e gruppi di soci, sempre secondo le modalità organizzative delle Giornate Simfer 10-18».

 

Ed ecco finalmente gli argomenti del corso e i link alle nuove slide: cliccate sulle immagini o sui titoli per scaricarle.

 

Introduzione

Il web 2.0 e le sue parole chiave. Importanza di imparare non solo ad usare strumenti digitali, ma anche di sviluppare una filosofia di approccio basata sulla condivisione. Contenuti del corso di formazione

 

Comunicazione 2.0 in medicina. Internet per i fisiatri

Evoluzione del rapporto medico paziente, importanza di una cultura di comunicazione/condivisione, nuovi strumenti a disposizione dei professionisti. La digital health nel mondo e in Italia, cenni alle esperienze più significative.

 

Blog per i fisiatri

Come e perché realizzare un blog di Medicina fisica e riabilitazione con WordPress, con cinque consigli strategici per chi si appresta a creare il blog e altri cinque da seguire una volta che il blog è attivo.

 

Linkedin per i fisiatri

Come usare Linkedin per consolidare il proprio profilo professionale. Il profilo, i blog (Pulse), Slideshare

 

Facebook per i fisiatri

Condividere l’attività quotidiana: creare relazioni positive con gli stakeholders attraverso le pagine personali e aziendali, cenni su Facebook Insights

 

Twitter per i fisiatri

Comunicare la Medicina fisica e riabilitativa in 140 caratteri, intercettando il dibattito e i profili più significativi in rete

 

Videomaking digitale e Youtube

Realizzazione e condivisione su youtube di video professionali creati con lo smartphone

 

I media Simfer

Come condividere contenuti qualificati attraverso il Sito internet, il blog, la newsletter e i social media dell’associazione

 

E infine…

 

…alcune reazioni dei partecipanti dopo la prima giornata di corso

 

 

E l’album delle foto delle due giornate di corso

170224 Corso fisiatri digitali

 

TechSoup, un salto di qualità digitale a portata delle non profit

«Non sono qui per vendere ma per regalare!» Il mantra dei teleimbonitori (che peraltro qualcosa da vendere ce l’hanno sempre e non regalano un bel nulla) mi è venuto in mente il 5 ottobre scorso, quando a un seminario in Banca Etica a Padova ho conosciuto un’iniziativa che invece è serissima e sempre più diffusa nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, Canada, Australia e Germania. E che regala davvero.

Regala cosa? Soprattutto software, e di prima qualità. Non a tutti, precisiamo subito anche a costo di perdere lettori già al secondo capoverso, ma alle onlus – ovvero le organizzazioni non lucrative di utilità sociale – agli enti religiosi e a quelle non profit che, magari senza la qualifica precisa di onlus, svolgono comunque un’azione sociale che non contempla il lucro tra i propri obiettivi.

Sto parlando di TechSoup Italia, il “terminale” per il nostro Paese di TechSoup, una benemerita istituzione statunitense che nasce trent’anni fa dalla tipica sensibilità Usa per il welfare privato ed aziendale e che ormai si è diffusa in tutto il mondo attraverso TechSoup Global Network. TechSoup Italia è gestita da SocialTechno, una piccola impresa sociale lombarda che, dicono i promotori, esprime «la volontà di quattro professionisti e imprenditori impegnati da anni nel campo della tecnologia e del non profit, e opera per promuovere la cultura informatica e lo sviluppo tecnologico del Terzo Settore attraverso la collaborazione e le sinergie con il mondo profit».

In pratica TechSoup aiuta le organizzazioni non profit italiane ad avere accesso ai più avanzati prodotti tecnologici (oltre 200 quelli in catalogo) in donazione o a costi marginali. E non si parla di brand di seconda fascia o in cerca di affermazione. I nomi si commentano da soli: Microsoft, Symantec, Cisco, Autodesk, i cui software vengono messi a disposizione delle non profit a un costo simbolico corrispondente al 5-6% del prezzo di listino, in pratica il margine che occorre a SocialTechno per esistere ed operare.

La cosa divertente è che parlandone con più di qualche amico, a parte i pochi impegnati in realtà sociali che erano già ricorsi a TechSoup (e in questo caso il commento è invariabilmente «abbiamo risparmiato una montagna di soldi», ma anche «abbiamo potuto ripensare la nostra organizzazione»), tutti ti ascoltano con un’aria perplessa anche dopo essersi fatti ripetere quanto gli hai appena detto. Commento ricorrente: «Ma sarà gratis il primo anno come promozione, poi si paga…».

Diffidenza tutta italica, per cui fino ad ora sono solamente 7.500 sulle 150mila potenziali le non profit che hanno aderito, pur con nomi illustri quali Emergency, Medici senza frontiere, Cesvi, Lega del filo d’oro, per un totale di 16 milioni di euro in prodotti donati dal 2011.

In realtà, a parte le diverse politiche di prezzi delle varie case software, per cui la forbice degli sconti può variare, l’occasione è di quelle ghiotte. E vorrei dire non tanto per il risparmio che è certamente cospicuo, ma proprio per cogliere l’occasione al volo l’opportunità di un salto di qualità digitale, ripensando le modalità operative dell’organizzazione, ad esempio attraverso l’adozione del cloud.

Quindi cari amici imprenditori sociali e relativi collaboratori, il consiglio che vi do con questo post è di accedere al sito TechSoup Italia e registrarvi al link www.techsoup.it/user/register: la procedura è semplice e gratuita. Vi verrà chiesto di fornire un minimo di documentazione, nel caso delle onlus solo autocertificazione e carta di identità del legale rappresentante. Ma prima ancora che ai soldi che risparmierete, pensate che avete una buona occasione per dare una svolta alla cultura organizzativa della vostra associazione, cooperativa sociale o fondazione che sia. Il salto di qualità vero è quello.

 

P.S. TechSoup Italia promuove anche il Programma Google per il Non Profit (i bene informati dicono che anche da casa Facebook stiano arrivando interessanti novità), un’altra straordinaria risorsa a disposizione del non profit. Su questo tema il prossimo 16 novembre a Padova TechSoup terrà un seminario gratuito di formazione. See you soon! Iscrizioni al link https://events.withgoogle.com/google-per-il-non-profit-padova/ 

Strategie di comunicazione digitale per fisiatri

Sono molto felice di presentarvi il corso di formazione “Strategie digitali per fisiatri” (con i relativi materiali) che ho ideato e realizzato per la Simfer, la Società italiana di medicina fisica e riabilitativa, che raggruppa i fisiatri italiani. Il corso si si è svolto nel Villa Pace Park Hotel Bolognese di Preganziol, Treviso, sabato 1 ottobre 2016.

Fisiatria e mondo digitale? Ma che c’azzeccano?

La domanda è legittima. In realtà, tra le varie specialità mediche, la fisiatria richiede in misura maggiore capacità di comunicazione e interazione a più livelli. Lo specialista in Medicina fisica e riabilitativa, oltre alle competenze cliniche specifiche, deve conoscere a fondo l’ambito cognitivo-relazionale e psicologico per valutare ed affrontare i problemi che sorgono quando l’autonomia della persona viene limitata (dopo un incidente, un ictus, o per altri gravi patologie come le sclerosi multipla, per fare solo qualche esempio) e diventa più difficile vivere nel proprio ambiente familiare, lavorativo e sociale.

Il fisiatra, uno specialista naturalmente social…

strategie-digitali-fisiatri-2Il fisiatra, mi è stato spiegato, opera con un approccio “olistico”, ovvero cerca di guardare a tutti i fattori della persona, per giungere al massimo recupero delle funzioni e delle abilità. Inoltre questa categoria di medici lavora quasi esclusivamente in team interprofessionale e interdisciplinare. Insomma, uno specialista naturalmente predisposto alla gestione delle relazioni, in un’ottica di sapere condiviso.

La conclusione a cui sono giunto ben presto è che poche altre professioni sono così geneticamente “social” come i fisiatri! Mi sembrava del tutto evidente: lo specialista di Medicina fisica e riabilitazione parte avvantaggiato, rispetto ad altri colleghi medici, nell’approccio alla cultura digitale, a Internet e ai social media.

…o quasi

In realtà le cose non stanno esattamente così. Con l’unica ma significativa eccezione di Mauro Zampolini, fino ad oggi nel nostro paese non si registrano tentativi significativi in questo senso.

Alcuni divulgatori ed esperti di ottimo livello provenienti dal mondo sia della medicina sia della comunicazione (Eugenio Santoro in primis, Walter Gatti, Giuseppe Riva, Tiziano Galli, Federico Franzoso, Barbara Sgarzi, Giuseppe Fattori, Silvia Gomirato e pochi altri) stanno aprendo il mondo della medicina alla cultura digitale, ma nessuno di loro si è misurato specificamente con la Medicina fisica e riabilitazione.

Il corso “Strategie di comunicazione digitale per fisiatri”

strategie-digitaliPer questo motivo ho ideato e proposto il corso “Strategie di comunicazione digitale per fisiatri” in collaborazione con un provider di grande esperienza come Medi K di Padova. Obiettivo neanche tanto implicito dell’iniziativa: creare una community di giovani ricercatori capaci di fare rete e di condividere conoscenze ed esperienze sui canali di comunicazione societari Simfer (Facebook, Twitter, newsletter, blog, sito internet).

Due gli obiettivi del corso:

  • condividere una filosofia di base mirata alla promozione, diffusione e condivisione della professionalità fisiatrica
  • dare una formazione di base su alcuni strumenti di comunicazione digitale (Internet, video, social media)

Il tutto per potenziare la comunicazione di:

  • se stessi, il proprio profilo professionale e le proprie ricerche
  • i traguardi, i risultati ma anche l’attività e gli eventi quotidiani, del proprio gruppo di terapia e di ricerca
  • l’attività complessiva dei fisiatri italiani, coordinati dalla Simfer intesa come network.

Questi i contenuti e le slide del corso di formazione (cliccare sulle miniature per scaricare le slide in formato .pdf):

01-introIntroduzione

Il web 2.0 e le sue parole chiave. Importanza di imparare non solo ad usare strumenti digitali, ma anche di sviluppare una filosofia di approccio basata sulla condivisione. Contenuti del corso di formazione

02-fisiatri-digitaliComunicazione 2.0 in medicina. Internet per i fisiatri

Evoluzione del rapporto medico paziente, importanza di una cultura di comunicazione/condivisione, nuovi strumenti a disposizione dei professionisti. La digital health nel mondo e in Italia, cenni alle esperienze più significative.

03-blogBlog per i fisiatri

Come e perché realizzare un blog di Medicina fisica e riabilitazione con WordPress, con cinque consigli strategici per chi si appresta a creare il blog e altri cinque da seguire una volta che il blog è attivo.

04-linkedinLinkedin per i fisiatri

Come usare Linkedin per consolidare il proprio profilo professionale. Il profilo, i blog (Pulse), Slideshare

05-facebookFacebook per i fisiatri

Condividere l’attività quotidiana: creare relazioni positive con gli stakeholders attraverso le pagine personali e aziendali, cenni su Facebook Insights

06-twitterTwitter per i fisiatri

Comunicare la Medicina fisica e riabilitativa in 140 caratteri, intercettando il dibattito e i profili più significativi in rete

07-video-e-youtubeVideomaking digitale

Realizzazione e condivisione su youtube di video professionali creati con lo smartphone

08-i-media-simferI media Simfer

Come condividere contenuti qualificati attraverso il Sito internet, il blog, la newsletter e i social media dell’associazione

Digital doctors, come i social cambieranno (e cambiano) la medicina

160929-digital-doctors-locandina-page-001Ecco un evento che ho pensato per alcuni amici studenti delle residenze universitarie Murialdo e Forcellini di Padova. Una serata insieme per esplorare alcune novità in tema di medicina & salute digitale di qua e di là dell’oceano. Il percorso partirà dalle cifre del fenomeno in Italia, per passare alle communities di pazienti e di medici, sempre più sviluppate sia all’estero sia nel nostro paese e approfondimenti su temi quali la medicina narrativa, le app, le riviste scientifiche online, gli ospedali e le società scientifiche.

Fino al caso della Mayo clinic, tra le più prestigiose reti ospedaliere del mondo, che crea un dipartimento ad hoc per insegnare ai suoi medici – ma anche a tutti gli interessati – a usare internet e i social per cambiare l’approccio al tema della salute.

Appuntamento quindi alla residenza universitaria Murialdo, in via Grassi, 42 a Padova, giovedì 29 settembre alle 21.00 per Digital Doctors – Internet e social media nella medicina oggi.

 

L’evento su Facebook.

Scarica la locandina dell’evento.

Da Padova al Tennessee. In arrivo Southland, il primo cd di Walter Gatti

Ogni tanto un piccolo spot pubblicitario ci sta, concedetemelo. Vi regalo in anteprima il trailer (realizzato dal videomaker Luigi Baro) di di “Southland”, il primo cd del critico musicale, chitarrista e a tempo perso pure giornalista Walter Gatti. Una meditazione folk blues sui temi caldi della vita, intrisa di profumi sudisti.

Un album che nasce con la collaborazione di alcuni musicisti di primo piano della scena italiana, tra cui Michele Gazich, e un manipolo di strumentisti americani del calibro di Chris Hicks (già Marshall Tucker Band) e Greg Martin.

Southland sarà disponibile in anteprima nella libreria del Meeting di Rimini dal 19 al 25 agosto.

 

La pagina facebook di Southland https://www.facebook.com/southland.vg/

 

Shakespeare nel carcere di Padova

Shakespeare tra le mura del carcere: il racconto e le immagini

Vi propongo il reportage e il servizio fotografico che ho realizzato nella casa di reclusione di Padova per conto di Officina Giotto mercoledì 3 agosto. Un evento davvero unico: una compagnia internazionale ha presentato una rilettura del Mercante di Venezia di Shakespeare tra le mura del penitenziario.


Una compagnia teatrale di caratura internazionale ma fortemente legata al nostro paese, una regista newyorkese che ama rileggere i grandi classici, un anniversario storico – i cinquecento anni del Ghetto di Venezia – e uno letterario, i quattrocento dalla morte di Wiliam Shakespare. E un evento determinante: l’Anno santo della Misericordia proclamato da papa Francesco. Frullate il tutto e portatelo in un carcere.

È quanto è avvenuto mercoledì 3 agosto nella casa di reclusione di Padova con la rappresentazione di “The Merchant in Venice”, una proposta teatrale basata su “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare con la regia della newyorkese (ma chicagoana di nascita) Karin Coonrod, le musiche di Frank London, scene e luci di Peter Ksander, costumi di Stefano Nicolao e audio di Andrea Santini. Il tutto in un capannone artigianale, normalmente adibito a deposito della produzione di biciclette, da un po’ di tempo ribattezzato con un pizzico di ironia “PalaGalileo”.

Ma è così. Basta un soffio, la magia del teatro, l’energia contagiosa della Compagnia de’ Colombari guidata con mano ferma da Karin, un esplosivo mix di lingue e dialetti diversi (a partire da un gustoso prologo del Ruzante), e i laboratori del carcere si trasformano in scene teatrali, per trasportarci a casa di Porzia, nella sinagoga di Venezia e in tutti gli scorci veneziani in cui il Bardo ha ambientato il suo Mercante.

Come definire un simile spettacolo? In apertura, il presidente di Officina Giotto Nicola Boscoletto ha usato la parola “dono”. Un dono che va in due direzioni: dalla Compagnia de’ Colombari al carcere, anzitutto perché l’intenzione di Karin Conrood fin dall’inizio era di portare la vicenda di vendetta e perdono, rancore e misericordia che lega Porzia, Shylock, Antonio e gli altri protagonisti dell’opera in un luogo come il carcere in cui simili parole, accanto ad altre quali giustizia, giudizio, espiazione suonassero in modo del tutto particolare. In secondo luogo però parliamo di un dono anche ridonato, «perché di questa occasione unica», ha spiegato Nicola Boscoletto, «abbiamo voluto a nostra volta fare un regalo a Papa Francesco, per ringraziarlo dell’Anno santo della Misericordia e dell’imminente scadenza del 6 novembre con il Giubileo delle carceri».

Anche due detenuti, Domenico e Mauro, hanno voluto esprimere la loro riconoscenza al papa della misericordia. «Ci ha fatto comprendere la differenza tra legge e giustizia», ha letto Domenico nel suo messaggio, «e che non sempre la legge è in sintonia con la giustizia, come viceversa la giustizia non sempre si sposa con la legge. Dal Santo Padre abbiamo compreso che giustizia e coscienza sono figlie della misericordia e che sono doni partoriti a cuore aperto». «Consentimi di ricordare le tue parole», ha aggiunto Mauro rivolgendosi idealmente al papa, «che mi hanno particolarmente colpito e mi accompagnano e sostengono giornalmente, nei momenti di preghiera e riflessione: “L’importante nella vita di ogni uomo non è non cadere mai lungo il percorso, importante è rialzarsi sempre!”»

Tutti i partecipanti, detenuti ma anche autorità locali, hanno assistito con grande immedesimazione all’azione scenica, nonostante un testo per la maggior parte in lingua inglese, con varie contaminazioni linguistiche, dall’italiano al dialetto veneziano del prologo, con inserti anche in altre lingue e (applauditissimi) intermezzi lirici: il tutto dominato da un’energia, da una capacità comunicativa e una presenza scenica che hanno catalizzato i presenti.

«Siamo qui perché essere presenti l’uno all’altro è una cosa importante», ha dichiarato una Conrood molto emozionata al termine della rappresentazione, «porteremo sempre questo luogo nel cuore». «Un atto di presenza del mondo dello spettacolo e della creatività in questa parte della società civile composta da persone ristrette», ha fatto eco il direttore dell’istituto Ottavio Casarano. Di certo un modo diverso di celebrare l’anniversario shakespeariano, in cui i confini tra il teatro e la vita si assottigliano fino a cadere del tutto.

160803 Shakespeare in carcere

Quando il negozio online imita quello “vero”


Per motivi famigliari amo molto la Danimarca
, e quindi ero già positivamente predisposto all’intervento di apertura della sessione Business del Be-Wizard di sabato 16 aprile. Relatrici, direttamente da Copenhagen, Lisa Liberio e Sarah Bacchetti di Clerk.io, intervenute sul tema Personalizzare per incrementare le vendite e far felice il cliente.

A tema il recommendation engine, ovvero l’utility che mira a convince l’utente a intraprendere determinate azioni su uno o più elementi di un catalogo, in modo percepito però non come coercitivo ma personalizzato. Quattro gli obiettivi. Il primo è rendere positiva l’esperienza sullo spazio online, portando l’esperienza del negozio fisico nello spazio web. Occorre poi concentrare l’attenzione dei clienti su ciò che ritengono importante, perché, diversamente dagli amanti dello shopping “fisico”, in genere chi compra online vuole risparmiare tempo. Ridurre il flusso di informazioni, mantenendosi all’essenziale, contribuisce poi ampiamente ad eliminare la frustrazione degli users. Infine è decisivo dare ai clienti più controllo nella varie fasi del processo di acquisto.

Come intervenire per potenziare le vendite online? Sostanzialmente attraverso l’inserimento di slider nelle varie pagine del sito, che svolgano proprio la funzione del clerk, del commesso del negozio che quando vede entrare il cliente (e soprattutto la cliente) ne conosce già i gusti, l’orientamento, la capacità di spesa e in generale le propensioni.

Si può così intervenire in front page, raccomandando i prodotti con slider sulla base delle visite precedenti al sito, operazione che porta a un incremento del 4,5% delle vendite. Nulla in confronto delle pagine di categoria, che vanno esattamente nella direzione di ridurre l’eccessivo volume di informazioni: uno slider che mostra ciò che è più popolare nella categoria (carino l’esempio dei kilt scozzesi) aumenta gli incassi ecommerce ben del 29,5%.

Molti altri gli interventi proposti dalle due giovani relatrici, dalle pagine di prodotto, ai power step (popup che danno la possibilità al cliente di riflettere sull’acquisto, e portano a un aumento del 17% delle vendite), fino alla pagina di check out, paragonabile alla commessa che all’uscita del negozio ti dice se sei a conoscenza che c’è uno sconto su certi prodotti. Anche in questo caso compaiono slider guidati da motori automatici.

E qui si apre la seconda parte dell’intervento di Liborio & Bacchetti. Il sistema di personalizzazione funziona con un algoritmo basato sul machine learning, tecnologia che rappresenta il terzo step di un processo, dopo la raccolta e l’analisi dei dati, che si può considerare il corrispondente del commesso che sa (sulla base delle vostre precedenti visite al negozio, leggi clic) che il rosa non vi piace o che preferite il denim. Via via che entrate nel negozio come user, il machine learning crea recommandation sempre più raffinate.

Insomma, un ottimo esempio di Digital Marketing Automation, in pieno tema #Bewizard 2016: un processo affidato alle macchine perché le macchine si facciano guidare per mano dalle preferenze umane, imparando a riconoscere il volto del cliente e ad accompagnarlo passo dopo passo.

 

All’inizio della pagina trovate una nostra intervista a Sarah Bacchetti e Lisa Liberio di Clerk.io che entra in modo più tecnico sui temi dello speech.

Be-Wizard, punti interrogativi sul food

Se il venerdì mattina del #BeWizard 2016 è stato un bel mix di filosofia digitale (Zanzottera), contenuti (Sweezey sopra tutti, ma anche Gary Angel e il Country Manager Italia BlaBlaCar Andrea Saviane) e di suggestioni visionarie (with our compliments to mr. Peter Fisk), il pomeriggio ha lasciato un po’ più a desiderare.

Avevo pianificato di seguire la sessione Advanced Marketing Automation, per mettere alla prova la resistenza dei miei residui neuroni analogici, e pure la Business mi tentava, ma alla fine problemi di sovraffollamento mi hanno dirottato verso la sezione Digital Food Marketing. Poco male per i nostri lettori, perché di altre relazioni ci racconterà con competenza e passione Laura Boesso.

Dico subito che mi hanno pienamente soddisfatto solo le relazioni iniziale e finale di Mauro Rosati e Marco Pasi. Rosati con slide anche graficamente molto curate ha mostrato quanto debba al digitale l’affermazione – ormai diventata moda – del cibo di strada nel nostro paese. Pasi invece ha esposto una ricerca Confesercenti sull’importanza dei media digitali nel settore della ristorazione. Interessante anche l’esposizione di Sonia Massari sul food design e le quattro tappe dell’evoluzione del food delivery.

Nulla da dire sulla dignità delle altre esperienze presentate, la Federazione italiana cuochi con la relativa squadra nazionale, la formidabile rete di Slow Food Italia e FICO, la Fabbrica Italiana Contadina di nuova generazione by Eataly World. Però un conto è presentare un’esperienza nel settore agroalimentare con risvolti anche nei nuovi media, un conto – ed è quello che ci si aspetterebbe in un contesto come il Be-Wizard – è esporre elementi di metodo, approcci innovativi, strumenti digitali che a partire da casi specifici possono diventare utili anche per chi non si occupa di food.

Se poi, come è capitato a me, senti un relatore affermare che «nella nostra iniziativa ci sono anche strumenti moderni e multimediali, ma io non sono il più indicato a raccontarli perché sono ancora molto analogico», la domanda «ma allora che cosa ci fai qui al Be-Wizard?» sorge spontanea…

Street food e digitale, due mondi agli antipodi?

Si direbbe l’ambito più “nature”, il più lontano dalla cultura dei nuovi media e dalla comunicazione 2.0. Eppure lo street food italiano è un esempio di tradizione secolare interpretata (con rispetto) e rilanciata (alla grande) dai nuovi linguaggi. Ecco il parere di Mauro Rosati, direttore generale della Fondazione Qualivita, autore e conduttore televisivo, relatore al #bewizard 2016.

Sweezey: essere autentici nell’era digitale


20160415_115918[1]Essere onesti e autentici.
Tutto qui il contenuto della comunicazione al #BeWizard 2016 di Mathew Sweezey, responsabile Marketing di Salesforce. È poco? No, moltissimo. Alcuni spunti di una comunicazione ricchissima, certamente da riprendere e rimeditare.

Sii pertinente. Conosci il tuo compratore? Il 75% dei buyers online si aspetta che le organizzazioni capiscano le loro esigenze. La pertinenza è autenticità.

Il tuo vero concorrente. Ottimizzi il tuo sito sulla base dei flussi di traffico? Oggi questo non funziona più. In media una persona visualizza 1,7 pagine sul vostro sito. Nessuno o quasi arriva alla seconda pagina. E il tuo peggior concorrente non è un’altra azienda. È Google. Google risponde meglio del tuo sito. Dopo aver visto la tua prima pagina, il visitatore torna su Google per cercare ciò di cui ha bisogno. Devi incontrare i tuoi clienti nel momento in cui sono lì, questa è autenticità. Così batterai Google.

20160415_115118[1]E i contenuti? Noi facciamo il marketing dei contenuti ma dobbiamo capire qual è lo scopo dei clienti che ci contattano. Le ricerche dimostrano che facciamo contenuti pessimi, il 71% dei clienti è in media deluso dai contenuti dei siti. Normalmente il cliente vuole fuggire dal tuo canale. Per questo è importante capire l’obiettivo della persona che ti segue, che è contestuale. Capisci il contesto in cui si muove? Caterpillar costruisce macchine enormi per l’edilizia. Nulla di più noioso. Però ha creato video con macchine in situazioni giocose e fa milioni di visualizzazioni.

Autenticità è scoperta. Google è un motore di scoperta. Davide Weinberger dice che la forma più alta di valore che Internet ci offre è la scoperta di noi stessi. I primi 7 siti internet al mondo, a partire da Google e Facebook, sono siti di scoperta di sé.

È decisiva la scoperta passiva. Ad Amazon si concentrano sull’esperienza dei clienti, hanno 473 data scientist per migliorare la comprensione dei loro siti e la scoperta passiva per loro è potentissima: un utente cerca un articolo e grazie al sito viene interessato anche ad altri oggetti. E li compra.

20160415_115214[1]Autenticità è presenza. In media ogni persona presente nei canali sociali cerca conferma di sé, la rassicurazione degli altri, il senso di appartenenza, la reciprocità delle relazioni. A queste persone dobbiamo pensare di parlare con autenticità, anche se un sondaggio Gallup sulle professioni di cui i clienti si fidano di meno mette ai primi posti, con parlamentari, televenditori e venditori di automobili, anche i pubblicitari e gli uomini di marketing. Come parliamo a queste persone?

 

La gente pensa che siamo bugiardi. Invece dobbiamo fornire esperienze autentiche al cliente. Chi fornisce esperienze migliori al cliente ha performance molto superiori anche alle grandi aziende con strategie milionarie. Se invece cerchi di essere più furbo del cliente, ricordati che il cliente è più intelligente di te. E se ne accorgerà. Sempre.