Lutero e Aristotele

copertina Eugenio Andreatta Lutero e AristoteleÈ l’autunno del 1508. Un monaco venticinquenne, già brillante maestro di arti liberali nell’università di Erfurt, viene inviato nel convento degli agostiniani osservanti di Wittenberg. I superiori hanno molta fiducia nelle sue capacità. Sono convinti che il giovane Martino saprà cavarsela nel migliore dei modi nel primo importante compito di insegnamento della sua vita: un corso di lezioni sull’Etica Nicomachea di Aristotele. E d’altra parte già da sette anni egli si occupa di filosofia.

È il 15 febbraio del 1546. Nonostante un fisico molto appesantito, la stanchezza, la malattia di cuore, il celebre “Riformatore” acconsente a tenere una predica a Eisleben. Il popolo accorre numeroso. La sua eloquenza è sempre molto efficace. Il predicatore non risparmia, per condannare i fondamentalisti religiosi, un paio di citazioni del Filosofo per eccellenza. Il pubblico ascolta attentamente. Due giorni dopo Lutero morirà.

Dall’inizio della “vita pubblica” fino all’ultimo giorno della sua esistenza Lutero ha a che fare con Aristotele. Lo Stagirita è il filosofo più citato, il più criticato, forse anche il più elogiato da Lutero, anche se sul piatto della bilancia gli insulti hanno uno schiacciante sopravvento sugli apprezzamenti. Ad Aristotele Lutero fa riferimento in tutti i periodi della sua vita. Le opere in cui il filosofo è citato sono circa duecento, dalle prediche ai catechismi, dagli trattati polemici a quelli esegetici. Non c’è scritto di Aristotele che non sia chiamato in causa almeno una volta da Lutero con citazioni esplicite. La filosofia di Aristotele è trattata nei contesti più vari, dalla teologia alla scienza naturale; Lutero la cita con la stessa disinvoltura nelle dispute sacramentali come nelle chiacchierate conviviali.

Ma che volto ha l’Aristotele di Lutero? Cosa rappresenta la critica al filosofo greco nell’economia della sua opera? Fino a pochi anni fa chi si accingeva a fissare alcuni punti fermi in questo mare magnum si scontrava con un materiale quanto mai eterogeneo, con un Lutero almeno in apparenza volubile, con citazioni spesso molto sintetiche disseminate qua e là nelle opere. Questo non è certo l’ultimo dei motivi che hanno scoraggiato gli studiosi dal prendere di petto il tema della presenza di Aristotele nel pensiero e nell’opera di Lutero. Ora, però, il ritrovamento di alcuni testi e l’inizio di una catalogazione sistematica consentono di ritrovare con maggiore facilità un filo rosso.

L’ipotesi che ho cercato di dimostrare con «Lutero e Aristotele» è proprio che questo filo rosso non viene mai meno, non è interrotto in alcun punto. C’è una continuità nell’atteggiamento di Lutero che neppure i suoi radicali cambiamenti di rotta riescono a dissolvere. Per questo motivo ho scelto di privilegiare un’esposizione per concetti a una di carattere cronologico. La prima delle due ha il vantaggio di sottolineare la continuità sostanziale dell’atteggiamento di Lutero nei confronti di Aristotele e della filosofia, oltre che della ragione umana in quanto tale.

Questa, in sintesi, la struttura dell’opera. Dopo lo status quaestionis il secondo capitolo è dedicato alla conoscenza della filosofia aristotelica e alle fonti – dirette o indirette – di Lutero. Nel terzo capitolo viene esaminata la figura di Aristotele e il suo influsso sulla cristianità del xv secolo così come questi vengono tratteggiati da Lutero. All’analisi delle singole dottrine aristoteliche è invece dedicato il quarto capitolo. In seguito vengono proposti alcuni indici e una nota che ne precisa lo scopo e i limiti.

Questo libro, frutto di ricerche svolte nel quadro del Dottorato di ricerca in Filosofia all’Università di Padova, non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di tante persone. In primo luogo del relatore, prof. Enrico Berti, che mi ha aiutato senza risparmio in tutte le fasi del lavoro. Nei tre anni di dottorato ho frequentato seminari condotti dai proff. Berti e Mario Mignucci su Aristotele e dai proff. Antonino Poppi e Luigi Olivieri su Galilei e l’aristotelismo, seminari che mi sono stati molto utili anche per la preparazione e la stesura del lavoro. Altri componenti del collegio dei docenti del Dottorato hanno seguito la mia fatica fin dalle sue prime fasi: nomino per tutti il prof. Gregorio Piaia. La competenza e la disponibilità del prof. Emilio Bonfatti del dipartimento di Lingue e letterature anglo-germaniche, profondo conoscitore della prosa luterana, mi hanno consentito di risolvere non pochi problemi di traduzione e di interpretazione. Di alcune sue lezioni informali svolte alla fine del ‘94 ho tenuto conto soprattutto nei paragrafi “Dialettica, retorica, poetica” ed “Oeconomica-Haushalten”.

Ho inoltre cercato di approfittare dei consigli di docenti di altre Università. Devo anzitutto ringraziare il prof. mons. Brunero Gherardini della Pontificia Università Lateranense di Roma per la pazienza e l’attenzione che mi ha dimostrato da molti anni a questa parte e il prof. Paolo Ricca della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, con il quale ho avuto più volte la possibilità di discutere i risultati che via via emergevano dalla ricerca. Utili suggerimenti mi sono venuti anche dal prof. Sergio Rostagno della stessa Facoltà, dalla prof. Fiorella De Michelis Pintacuda dell’università di Pavia, dal prof. Michele Ranchetti dell’università di Firenze, dal prof. Valerio Verra della III università di Roma, dal prof. Alessandro Ghisalberti dell’Università cattolica “Sacro cuore” di Milano e dal dott. Stefano Leoni della Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Ho inoltre avuto la fortuna di conoscere alcuni autorevoli docenti, dai quali ho ricevuto accoglienza cordiale, incoraggiamento e preziosi consigli e indicazioni. Sono il dr. Theobald Beer di Regensburg, il dr. Theodor Dieter di Weil im Schönbuch, il prof. Erich Kleineidam del Philosophisch-theologisches Studium di Erfurt, il prof. Ulrich Köpf, direttore dell’Institut für Spätmittelalter und Reformation di Tubinga, il prof. Gottfried Maron dell’università di Kiel e il prof. Karl-Heinz zur Mühlen dell’università di Bonn. A loro e ai molti che per mia dimenticanza non ho nominato (con un’eccezione: l’amico dott. Andrea Basso, impareggiabile esperto di computer e non solo) va il mio ringraziamento più cordiale.

Dedico questo libro a mia moglie Ione.

 

Titolo Lutero e Aristotele
Autore Eugenio Andreatta
Editore Cusl Nuova Vita, 1996
ISBN 8882600106, 9788882600105
pagg. 326